Parrocchia di Cerea
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Carissimi fedeli,

         In Siria il 2014 si è chiuso con un tragico bilancio di circa 73.000 vittime, ossia una media di circa 200 al giorno. Purtroppo il 2015 è incominciato con altrettanto spargimento di sangue, in gran parte di vittime innocenti morte sotto i bombardamenti, dilaniate da esplosioni, decapitate e perfino arse vive nelle provincie sotto il controllo del cosiddetto “Stato Islamico”. Sangue di bambini, donne, giovani, adulti, anziani; di ogni confessione religiosa o di nessuna; siriani e stranieri. Scontri armati si susseguono, con maggiore o minore intensità, po’ dappertutto nel Paese, e anche a Damasco, dove il 5 febbraio c.m. sono caduti, un po’ ovunque, 120 razzi e mortai. Nel cortile della Nunziatura Apostolica sono cadute alcune schegge, tra cui una di circa mezzo chilo.

         Il conflitto, come ha denunciato anche l’OCHA (Officio dell’ONU per il Coordinamento delle questioni umanitarie) in un suo recente Rapporto al Consiglio di Sicurezza, continua con estrema violenza e brutalità. Sono attaccate indiscriminatamente anche importanti infrastrutture, nonché scuole, 1 su 4, e ospedali, circa il 60% dei quali distrutti o inagibili. Per due settimane, il gruppo jihadista al-Nosra tagliò l’approvvigionamento dell’acqua potabile a circa 600 mila persone di Idleb. Per non parlare delle inaudite atrocità commesse dall’Isis (Stato Islamico). A confronto dell’Iraq, la Siria si trova da alcuni mesi a combattere su due fronti, uno peggiore dell’altro : quello della guerra civile e quello contro lo “Stato Islamico”.

 Quanto ai tentativi di soluzione politica, l’iniziativa della Russia, con la riunione a Mosca a fine gennaio u.s. di alcuni membri del governo e dell’opposizione per cercare di riannodare il dialogo, non ha prodotto granché. Ad un punto morto sembra trovarsi anche il piano dell’Inviato Speciale dell’ONU, Staffan De Mistura, inteso ad arrivare ad un congelamento del conflitto, a cominciare da Aleppo.

         Circa la situazione umanitaria, il freddo dell’inverno e le abbondanti nevicate dei mesi di gennaio e febbraio u.s. hanno peggiorato la condizione, non solo dei profughi, sistemati talvolta in accampamenti improvvisati, ma anche dell’intera popolazione. Alcuni sfollati interni vivono in edifici ancora in costruzione, occupati abusivamente, senza porte e finestre. E’ molto difficile trovare combustibile ed in certe zone, come ad Aleppo, manca abitualmente l’elettricità, salvo qualche ora al giorno. Stando alle testimonianze di qualche sacerdote, alcune famiglie per riscaldarsi bruciano le foglie secche degli alberi e perfino scarpe vecchie, che provocano nell’ambiente un’aria malsana. Vi è una povertà galoppante e la gente non ne può più di questa situazione. Anche persone di estrazione sociale media si trovano ora sul lastrico e spesso senza lavoro. Diversi hanno cominciato a vendere i gioielli delle proprie mogli. Un Vescovo del nord-est mi diceva che, nell’elenco dei poveri assistiti dalla Caritas diocesana con una sovvenzione mensile di Lire siriane 2.500 (circa 12 Euro), ci sono una decina di ingegneri. Qualche dentista, con pochi clienti, chiede di poter fare l’infermiere od il portinaio. Molte fabbriche ed infrastrutture sono state distrutte ed anche la produzione agricola, soprattutto nelle zone occupate dai ribelli, non riesce a mantenere la popolazione.

Secondo il menzionato Rapporto dell’OCHA, in quattro anni di conflitto armato il numero dei siriani in stato di necessità è passato da 1 a 12.2 milioni ( su una popolazione di 23 milioni). Gli sfollati interni – talvolta sfollati più volte da una località all’altra- sono 7.6 milioni, ai quali si aggiungono 3.8 milioni di rifugiati nei Paesi vicini; 4.8 milioni, dei 12.2 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria, risiedono in zone difficilmente accessibili, in particolare quelle che si trovano nelle provincie orientali di Raqqa e Deir-Ezzor sotto il controllo dell’Isis (Stato Islamico). A giudizio dell’ONU, si tratta della più grave crisi umanitaria del dopoguerra. L’Agenzia onusiana fa presente che non c’è stato ancora alcun progresso quanto ad un accordo con le autorità per far arrivare nelle zone occupate dai ribelli medicinali, ed in particolare attrezzature chirurgiche. Sempre secondo il citato Rapporto, 212.000 persone sono ancora sotto assedio: 185.500 accerchiati dalle forze governative e 26.500 dalle forze di opposizione. Con questa tattica si vuole prendere gli abitanti, ribelli e gente innocente, con l’arma della fame : o ti arrendi o muori di fame. In questo caso i civili sono utilizzati dagli uni o dagli altri come scudi umani. Dal 6 dicembre u.s. non è possibile fornire alcun tipo di assistenza alle 18.000 persone che vivono nel quartiere palestinese di Yarmouk, situato a sud di Damasco, a causa degli scontri in atto sia all’interno come attorno al quartiere. Molto difficilmente le ONG internazionali ottengono il permesso di lavorare in Siria.

         Per quanto riguarda la situazione dei cristiani, alcune settimane fa, le cattedrali armeno-cattolica e Siro-cattolica di Aleppo sono state colpite da mortai, con molta probabilità casualmente. Vengono ad aggiungersi al centinaio di chiese distrutte o danneggiate nel corso del conflitto. Nelle località che si trovano sotto il controllo dei fondamentalisti islamici, non sono permessi segni religiosi esterni, come croci, statue o suono di campane. A Raqqa e Deir-Ezzor, nel cosiddetto “Stato Islamico”, è rimasto solamente qualche raro cristiano. Gli altri se ne erano andati ancora prima dell’arrivo dell’Isis. Recentemente intere comunità di cristiani assiri –nestoriani hanno dovuto lasciare i loro villaggi di fronte all’avanzata dell’Isis nell’alta Mesopotamia. A causa dell’incertezza del futuro, chi può cerca di emigrare. E per molti di loro si tratta di un viaggio di “solo andata”. Dopo quasi 2 anni, non si ha alcuna notizia dei 2 Vescovi ortodossi e dei 3 preti sequestrati, tra i quali P. Paolo Dall’Oglio, S.I. Un anno fa, nel mese di aprile, venne assassinato ad Homs l’anziano Gesuita olandese P. Frans van der Lugt, che aveva scelto di condividere le difficili condizioni di vita della popolazione sotto assedio da due anni.

         Carissimi fedeli, vi ringrazio di cuore della vostra preghiera e solidarietà, soprattutto in questo tempo di Quaresima, con la martoriata popolazione siriana, che da 4 anni ininterrottamente sta vivendo la sua dolorosa quaresima. Proprio in questi giorni il conflitto entra nel suo quinto anno. Il Venerdì Santo di tre anni fa, in un quartiere della vecchia Homs posta sotto assedio e bombardamenti, essendo la chiesa semidistrutta e inagibile, il sacrista chiese al parroco : “Don Michele, dove devo preparare per la celebrazione liturgica della Passione e Crocifissione di Gesù ?”. Il parroco gli rispose : “Svelto, prendi una corda molto lunga e fa la recinzione dell’intero quartiere, poi metti una tabella con la scritta “Calvario”. Quante strade, piazze, villaggi e quartieri bagnati di sangue ! Da qualche mese a questa parte anche il deserto siriano e le sconfinate e verdi pianure dell’alta Mesopotamia. Si potrebbe ormai fare la recinzione di tutta la Siria e mettere la scritta “Calvario” ?

Damasco, Quaresima 2015

Mons. Mario Zenari – Nunzio Apostolico in Siria