Parrocchia di Cerea
comunità parrocchiale di cerea
San Zeno in Santa Maria Assunta
 
 
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Nella festa di San Zeno, come suo 122° successore, ho rivolto alla diocesi un appello, pienamente condiviso dalla Caritas: chi è in grado di farlo, singolarmente o in un insieme, adotti una delle nostre famiglie ridotte ormai allo stato di miseria, senza alcuno stipendio o con entrate da fame, soprattutto a causa di fallimenti e di disoccupazione, la cui emorragia è in atto.

Ridotte sul lastrico, ingolfate di debiti. Sul territorio della nostra diocesi se ne contano ormai a centinaia, destinate a diventare migliaia nel giro di pochi anni.

Chi può soccorra le famiglie alla disperazione. Mi riferisco alle amministrazioni e a tutte le nicchie di ricchezza e di produzione di ricchezza. Penso in particolare alle aziende e imprese in ottima salute nel campo della nuova industria avanzata, della produzione agroalimentare, della vinificazione (aziende particolarmente favorite dalla Provvidenza), del turismo, dell’esportazione;

penso agli Enti dell’economia e delle finanze, a imprenditori geniali in svariati ambiti, a professionisti, a manager, a singoli benestanti aggregati.

Faccio pure appello agli Istituti religiosi non in pesanti deficit e ai miei stessi presbiteri a livello di Congreghe. I poveri, i nostri poveri, ci interpellano. Non è da noi restare indifferenti. Verona in questi anni di pesante crisi è chiamata a unire le forze per soccorrere dignitosamente le famiglie alla disperazione.

Insieme ce la facciamo.

Basta che lasciamo sprigionare dal nostro cuore la carica di umanità che connota i veronesi doc. Ogni sostegno abbia nella Caritas Diocesana il suo punto di convergenza. O direttamente o tramite il parroco.

Con stima, con affetto e con una speciale benedizione per l’intercessione della Vergine Maria.            

Giuseppe Zenti - Vescovo di Verona

Verona, 25 maggio 2016

Eb 7,25 - 8,6; Sal.39; Mc 3, 7-12. ||| In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: "Tu sei il Figlio di Dio!". Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.