Parrocchia di Cerea
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Noi ministri straordinari della Comunione, per rinnovare il mandato del nostro servizio, che ha scadenza triennale, abbiamo partecipato a due incontri formativi presso il teatro parrocchiale di Porto di Legnago. Il primo incontro del 9 febbraio 2013, ha avuto per tema "Chi ha peccato?" (Gv 9,1-7) la domanda dei discepoli di fronte alla sofferenza dell'uomo e le risposte di Gesù. Il relatore don Mauro Caurla, ci ha aiutati ad affrontare il tema vasto e scottante della sofferenza con cui tutti prima o poi faremo i conti. Incontrare i malati significa non solo portar loro il corpo di Cristo, ma aiutarli a incontrarlo nell'esperienza vissuta: l'anzianità, la malattia, la solitudine. Pensiamo a come Gesù ha affrontato la sofferenza, come si è rivolto ai malati e agli infermi, in che modo Egli è vissuto e come noi possiamo vivere. Gesù sulla croce ha sperimentato il dolore in prima persona, l'ha vissuto con fede e amore donandosi completamente, senza compromessi. Ha scelto di non arrabbiarsi, di offrirsi all'umanità, trasformando la sua tragedia umana in un grande gesto d'amore; anche noi ogni mattina possiamo scegliere se vivere da arrabbiati o da figli amati dal Padre. Presso la sua croce Gesù sente che c'è Qualcuno che lo ama: sua Madre, il discepolo prediletto e suo Padre.

E' un'esperienza preziosa stare presso il letto di persone sofferenti; per un malato è importante la presenza di un "buon samaritano": egli percepisce l'amore che questa persona gli trasmette, si sente come alleggerito nella fatica di vivere la sua malattia.

Gesù partecipa al dolore dell'uomo, non resta indifferente e si dà da fare per lui; ai due ciechi che, con fede chiedono la guarigione, dona la vista. La guarigione dunque rappresenta la presenza e la grandezza di Dio, ci indica che Gesù è luce, gioia, vita, Egli rivela che chi viene guarito è amato, non è maledetto da Dio a causa dei sui errori. Se non c'è guarigione occorre coltivare e approfondire la relazione con Gesù.

Se un anziano ci chiede perché esiste la malattia e la sofferenza, non dobbiamo spaventarci, dobbiamo invece fargli capire che Dio ci guarda da un orizzonte più ampio e a noi misterioso, non ci vuole punire, Egli guarda oltre, ma su di noi ha dei progetti e soprattutto ci ama.

E' importante dare un senso a ciò che ci sta accadendo lasciandoci coinvolgere da Gesù, che è luce del mondo e ci propone una nuova visione della vita.

Se il nostro cammino di ministri è nella Verità, percorreremo insieme al malato un tratto di strada e la sua esperienza sarà parallela alla nostra, ci sarà un dialogo anche nella Fede. Non possiamo accontentarci di rendere semplicemente un servizio, restando "impermeabili" alle situazioni e ai sentimenti, è in gioco la nostra umanità, camminando con i malati saremo veri ministri.

La sofferenza verrà illuminata e lenita dall'amore che Gesù ha per noi, allora nulla, né malattia, né dolore, gli possono impedire di raggiungerci.

Il 23 febbraio 2013 si è svolto il secondo incontro tenuto dal relatore don Gianni Naletto. In questa occasione ha fatto riferimento, parlando del tema della malattia e della sofferenza, a una nota CEI del 2006 sulla pastorale della salute e preso spunto dal documento per la giornata mondiale del malato di quest'anno, che richiama la figura del Buon Samaritano: "Va' e anche tu fa' lo stesso".

La Chiesa è chiamata a manifestare l'amore e la sollecitudine di Cristo verso quanti soffrono e verso coloro che se ne prendono cura.

Gesù nel Vangelo ha mandato i suoi discepoli "ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi" (Luca 9,2). Con la parabola del Buon Samaritano, la Chiesa ravviva la speranza, dono della Pasqua di Cristo, attraverso l'annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera, i segni della comunione fraterna e del servizio amorevole e competente verso quanti soffrono. Il Buon Samaritano si rende consapevole della situazione e se necessario cambia percorso di fronte al malato, ha il coraggio di mettersi in gioco. Essere uomini e donne esperti in umanità e capaci di relazioni autentiche, significa favorire l'incontro del malato con il Signore risorto, l'unico capace di versare in modo efficace l'olio della consolazione e il vino della speranza.

Il ministro straordinario della Comunione è strumento della vicinanza di Dio alle persone che non possono muoversi: il Signore attraverso questo ministero le raggiunge.

Chiediamoci allora perché svolgiamo questo speciale compito, soprattutto per valorizzare la ministerialità nella Chiesa, che è espressione di una comunità viva che si fa vicina al malato. Seguiamo l'insegnamento di Gesù, che si manifesta attraverso questo servizio: è un ministero pasquale che fa rinascere.

Il ministro è colui che instaura una relazione di amicizia e di fraternità col malato, è segno e strumento della presenza del Signore, aiuta la persona ad entrare a colloquio con Dio. Gesù ha condiviso in tutto (tranne il peccato) la nostra esperienza umana, quindi anche il dolore.

Il primo Sacramento della guarigione è l'Eucaristia: Dio è compagno di viaggio nella nostra sofferenza, sostiene chi sta soffrendo e si commuove per la sua condizione.

Tutti siamo chiamati alla solidarietà, dando la nostra disponibilità a chi ne ha bisogno. Il primo atto terapeutico è portare testimonianza dell'amore di Dio a coloro che soffrono; la relazione autentica guarisce il cuore prima di tutto. E' fondamentale comprendere che tutti siamo dei malati guariti dalla misericordia del Signore, di fronte al mistero della sofferenza ci inginocchiamo e Lo adoriamo.

I ministri dell'Eucaristia, attraverso la Chiesa e la comunità cristiana, sono i continuatori della parabola del Buon Samaritano, perché con il Corpo di Cristo portano in dono all'ammalato parte del loro tempo, una mano che accompagna, un sorriso.