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Nei pomeriggi del 20 e 27 febbraio 2010, i ministri straordinari dell'Eucaristia, hanno partecipato al corso di aggiornamento tenuto a Porto di Legnago, per il rinnovo del loro mandato.
Il relatore del primo incontro, don Gianni Naletto, incaricato dell'Ufficio per la Pastorale della Salute di Verona, ha presentato il tema del lutto come momento di prova che ognuno è chiamato ad affrontare e che noi ministri incontriamo nelle famiglie dei malati che visitiamo.
Il nostro servizio ci mette in contatto con la malattia che si risolve o che diventa l'estrema sofferenza perché la persona è arrivata all'ultimo cammino. La Chiesa sostiene i malati attraverso l'Eucaristia e i Sacramenti. Essa, con ogni battezzato, è al servizio dei sofferenti e riscrive la parabola del "Buon Samaritano": non prende le distanze, non passa oltre e condivide con chi è nella prova, il suo tempo, un sorriso, un silenzio, un po' di strada da fare insieme. Si fa compagna di viaggio con la realtà della malattia e del lutto.

Nella cultura contemporanea c'è la tendenza di emarginare la malattia, la sofferenza, la morte, considerati nemici della nostra vita. Spesso ci si trova soli e impreparati ad affrontare queste esperienze. La difficoltà del tempo del lutto è vissuta in solitudine, come evento inevitabile sul quale non soffermarsi o non parlarne.

Il momento del lutto è un nuovo campo di lavoro in cui la Chiesa ha da trasformare la solitudine in solidarietà. Esistono dei gruppi di auto-mutuo-aiuto, nei quali, alla presenza di un esperto, si cerca di elaborare il dolore del distacco e della perdita. E' liberante trovarsi insieme per parlare del proprio dolore che è anche quello degli altri, delle circostanze della morte, del rapporto con la persona che ci ha lasciato e anche lasciare sfogo al pianto. Emergono i conflitti rimasti sospesi ed i sensi di colpa perché possono esserci state delle liti senza riappacificazione. La grazia del Signore, attraverso la preghiera e la vicinanza degli altri, guarisce le ferite e apre al perdono. Chiedere perdono alla persona che se n'è andata e concederle il perdono è necessario per accettare l'eredità dei valori vissuti e trasmessi e lasciare spazio alla ricchezza della vita in Dio, dove ritroviamo i nostri cari defunti.

Ci sia sempre, da parte di noi ministri, l'attenzione alle persone malate e inferme, e la capacità di mettersi accanto a chi è nel lutto, accogliendo il suo lamento col silenzio e l'ascolto.


 

Il tema del secondo incontro è "la Madonna e l'Eucaristia". Ci è stato presentato da un'insegnante di religione di origine libanese, sposata e madre di tre figli, che per la meditazione ha preso spunto dalle lettere apostoliche di Giovanni Paolo II° su "Maria donna Eucaristica".

L'Eucaristia è uno dei sacramenti più importanti per la nostra fede e la Chiesa. Non si può parlare di Eucaristia senza parlare della persona grazie alla quale è possibile celebrare l'Eucaristia. Lei, Maria, è madre e modello della Chiesa. Madre di Gesù Cristo e madre di tutti noi. Se capiamo quello che Maria ha fatto per Gesù, capiamo come vivere il nostro impegno straordinario di ministri dell'Eucaristia.

Nell'ultima cena non si parla di Maria. Negli atti degli Apostoli si dice che nella prima comunità radunata dopo l'Ascensione in attesa dello Spirito Santo, c'era Maria con loro. Maria era senz'altro presente quando i discepoli celebravano l'Eucaristia e quanto era importante per lei ascoltare, vedere e partecipare. Il centro della vita di Maria è Gesù; tutta la sua esistenza è vissuta nel Signore.
Noi andiamo a portare Gesù nascosto sotto le specie del pane. Lo portiamo in famiglie di malati che non possono andare a Gesù. Maria con in grembo Gesù, è andata a trovare Elisabetta. Sapeva che aveva bisogno di lei. Noi facciamo lo stesso servizio che ha offerto Maria 2000 anni fa.
Quanti sono coscienti del grande mistero dell'Eucaristia che portiamo? Gesù morto e risorto è presente nell'Eucaristia: è grande mistero della nostra fede.

Noi dobbiamo essere presenti ai malati con la nostra fede; è diverso che farlo solo come impegno.

Alle nozze di Cana, Maria disse ai servi: "Fate quello che vi dirà". E Maria ripete questo anche a noi. Gesù ha detto di celebrare l'Eucaristica in sua memoria. Ci sta chiedendo di vivere la sua morte, passione e risurrezione ogni giorno nella S. Messa. E' un impegno nostro personale di fede per portare poi agli altri i frutti. Quanti ammalati hanno bisogno solo di un sorriso! Noi diamo il sorriso di Cristo. Questo è essere ministri straordinari dell'Eucaristia. Questo ci deve convertire. Questo è il nostro impegno verso gli altri e verso questo Sacramento.

Gesù è capace di fare del pane e del vino, il suo corpo e il suo sangue. Si fa pane di vita. Gesù può cambiare il pane nel suo Corpo e il vino nel suo Sangue. Il miracolo di Cana si ripete ogni giorno nell'Eucaristia. E Gesù sa cambiare anche noi, sa come portarci all'Eucaristia con più amore e gioia.

C'è un'analogia tra il Sì di Maria all'annuncio dell'Angelo Gabriele e l'amen che pronunciamo quando riceviamo il Corpo del Signore. Maria dice Sì al piano salvifico di Dio. Il nostro Amen è il nostro Sì a Gesù. Con il Sì di Maria, il Figlio di Dio si è fatto uomo. E' lo stesso Gesù che noi riceviamo e portiamo agli ammalati. Se capiamo questo, capiamo il nostro essere ministri dell'Eucaristia.

La gente non aspetta grandi cose da noi ma che siamo cordiali, presenti nella loro vita con i gesti più semplici, senza prendere niente per scontato. Cosa si aspettano da noi i malati? Portare l'Eucaristia con rispetto e semplicità esprimendo davanti agli altri la nostra fede, per non dimenticarci che Gesù è persona. Le cose semplici vanno ribadite, sono le più belle della nostra fede. Più semplici siamo nella nostra fede e nel nostro impegno, toccheremo il cuore.
Tutto questo ci è stato detto nell'incontro e ci giova per approfondire la nostra fede e rimotivare il nostro servizio dell'Eucaristia ai malati. Permettiamo al Signore di trasfigurare la nostra vita con la Sua presenza!